9 marzo 2020.
Una data che nessuno dimenticherà molto facilmente.
L’inizio del lockdown in Italia è stato l’inizio di un profondo cambiamento nelle nostre abitudini, ma soprattutto nella nostra socialità… anche quella dei più piccoli.

I ragazzi ed i bambini da un giorno all’altro, si sono trovati isolati nelle loro case, costretti a profondi cambiamenti nella loro routine, costretti ad affrontare una non sempre facile didattica a distanza, spesse volte privi di mezzi appropriati, con un immane sforzo da parte di insegnanti, dei ragazzi stessi e delle loro famiglie. Se per i ragazzi l’adattamento a questa nuova realtà ha avuto un approccio più razionale, per la fascia di età 3 – 10 anni il problema è stato molto di più difficile gestione.

Indubbiamente, la necessaria chiusura dei parchi e delle aree gioco, hanno inciso profondamente in questo.I benefici dei giochi all’aria aperta, sono cosa risaputa: giovano all’equilibrio psico-fisico dei bambini, stimolano la creatività e la socializzazione ed aiutano a ridurre lo stress.
L’inizio della fase 2, il 4 maggio, ha permesso la riapertura dei parchi e dei giardini pubblici, ma non quelle delle aree gioco. Per quella abbiamo dovuto aspettare un altro, lunghissimo mese.

Finalmente ora le linee guida sono state definite ed i protocolli pure.
Alcuni comuni, come quello di Trento, già da fine maggio, hanno saputo affrontare l’organizzazione e la riapertura delle aree gioco con profonda gioia di bambini e famiglie.
I comuni limitrofi di Arco e Riva del Garda idem: da lunedì 15 giugno le aree gioco rivane ed arcensi saranno riaperte grazie all’aiuto ed alla disponibilità nella supervisione delle aree da parte del gruppo degli Alpini locali e finalmente i bambini potranno tornare ad usufruire dei loro spazi gioco. Le regole da seguire saranno semplici e per lo più dettate dal buonsenso, a cui oramai abbiamo da tempo fatto abitudine.
Per quanto riguarda invece il Comune di Nago – Torbole la data non è stata ancora ufficializzata.

Dai social social arrivano voci contrastanti: alcuni dicono che la difficoltà di attuazione dei protocolli abbia rallentato l’iter; altri che i costi esorbitanti di gestione siano i colpevoli. Ad oggi, l’unica certezza per le famiglie è la mancanza di informazione e di una tempistica precisa per la riapertura.
Da una parte, una movida fatta di aperitivi e di inaugurazioni di locali ristrutturati.
Dall’altra, la privazione di uno degli elementi fondamenti nella crescita umana dei piccoli individui della nostra società, il gioco.
Al momento, la prima, vince sulla seconda.
Con la buona pace dei bambini naghesi e torbolani che osservano e spesso non capiscono. Ahimè.