Il 5 agosto 2020, in pieno semestre bianco e a pochi giorni dall’inizio di una lunga e difficile campagna elettorale, la Giunta comunale ha deliberato la vendita di diversi lotti demaniali in località Busatte a Torbole.

L’interesse per l’acquisto di questi terreni da parte di privati era noto da tempo agli uffici comunali e ciò ovviamente non stupisce, dato il particolar pregio della località.

Dettagli non trascurabili, infatti, sono la natura degli appezzamenti in questione (classificati come ‘bosco’, ‘agricolo secondario’ o ‘improduttivo’) e il fatto che, nella delibera di vendita, si consideri che gli acquirenti più interessati a questi lotti siano coloro che già possiedono terreni edificati nelle immediate adiacenze e che proprio per questa ragione possono esercitare un diritto di prelazione sull’acquisto.

In poche parole, questi terreni, una volta aggiunti a quelli già edificati, potrebbero diventare delle vere e proprie pertinenze degli immobili interessati.

In base alla vigente legge provinciale questo potrebbe permettere la costruzione di nuovi parcheggi, ampliando le pertinenze di ville ed alberghi e potrebbe in un futuro portare anche ad un aumento delle cubature esistenti.

Brevemente: una nuova colata di cemento in una zona di grandissimo prestigio come quella delle Busatte.

Il metro di paragone utilizzato per il calcolo del valore di questi lotti sono stati alcuni terreni situati in Via Strada Granda, Via Strada Piccola e via Matteotti, venduti a 64 Euro al metro quadrato.

Prezzo decisamente basso per le Busatte, considerando che il valore medio di un semplice posto macchina nell’Altogarda si aggira attorno agli 800 Euro al metro quadro.

Prezzo irrisorio pure per una base d’asta.

Esiste inoltre una seconda bizzarria in questa vicenda, sulla quale sorgono dubbi: il preventivo frazionamento dei suoli in questione.

Tale frazionamento ha eliminato, di fatto, una possibile ‘concorrenza’ tra confinanti, rendendo inutile il concetto stesso di asta pubblica e annullando, così, ogni possibile corsa al rialzo.

Tra frazionamenti ‘comodi’, basi d’asta irrisorie, e terreni pubblici venduti come ‘bosco’ anziché riconoscerne lo stato di potenziale ‘pertinenza’, quello che stimiamo poter esser un incasso presumibile di poco meno di 3 milioni di Euro, viene così sottostimato a neanche 400.000 Euro.

A causa di tutte queste incongruenze che intravedono un possibile danno erariale di vaste proporzioni, Progetto Comune ha depositato una mozione, richiedendo il ritiro della delibera di vendita, della quale si discuterà in consiglio comunale nelle prossime settimane.

Per maggiori dettagli, QUI è possibile scaricare il testo completo della nostra mozione.